Festa patronale della Madonna della Madia

Discorso al porto Agosto 2026

Carissimi,
ancora una volta la nostra Città, e con essa un gran numero di pellegrini e di turisti, si raccoglie attorno all’Icona che il mare ci ha consegnato oltre 900 anni fa, giunta miracolosamente tra noi per dirci la tenerezza materna di Maria. Quell’Icona, passata di mano in mano tra i nostri padri ed entrata nel cuore di generazioni monopolitane, è segno perenne che la Madre di Dio veglia su di noi. Monopoli si fregia del titolo di Civitas Mariae e ne siamo fieri. Questa appartenenza va scritta non tanto sulla segnaletica stradale quanto piuttosto nel cuore di ciascuno di noi: è lì che Maria deve dimorare! Sì, la vera civitas Mariae è il cuore di ciascuno di noi!
Dai nostri padri abbiamo ricevuto in dono quell’Icona perché fosse una bussola nel nostro cammino, non il semplice ornamento di una parete. E la bussola serve quando il mare è agitato. Guardiamo con onestà il tempo che viviamo: guerre che non si spengono (e ne abbiamo avuto una eco diretta nella testimonianza del Card. Pizzaballa, venuto tra noi nei giorni scorsi), popoli in fuga a causa di povertà, sopraffazioni e violenze, un’economia mondiale che scarica sui più fragili il peso delle sue crisi, una famiglia umana che sembra aver smarrito la grammatica della fraternità. Papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica Humanitas, ci ha ricordato che la sfida del nostro tempo è la custodia della persona umana: nessuna potenza – tecnologica, economica o militare – può sostituirsi al volto dell’altro, perché «pur essendo molti, siamo un solo corpo» (cfr. 1Cor 10,17). Quando una parte dell’umanità sanguina, sanguina tutto il corpo. Non possiamo rimanere indifferenti dinanzi alla disperazione di chi è schiacciato dai tanti drammi che abitano la nostra storia. Ce lo chiede anche il nostro mare: quello stesso mare, che ha portato la Madia e che porta oggi uomini, donne e bambini che fuggono dalla fame e dalle bombe, ci supplica di non voltarci dall’altra parte. Una città che si gloria di un approdo carico di speranza avvenuto oltre 9 secoli fa, non può che essere una città che sa accogliere.
Ma, siamo interpellati anche su quanto avviene sul nostro territorio. Monopoli vive una stagione particolare della sua storia, come sempre in un intreccio di luci e di ombre. Il turismo che cresce, le campagne e gli ulivi che restano il nostro patrimonio più antico e prezioso, sebbene la siccità di queste settimane e la xylella sempre in aguato portano più di qualche preoccupazione; un tessuto di imprese, di artigiani, di pescatori, di operatori della sanità e della scuola che tiene viva la città con la propria operosità. Sono potenzialità vere, doni da non sprecare. Ma non chiudiamo gli occhi sulle fatiche: il lavoro troppo spesso precario dei nostri giovani, alcuni dei quali continuano a partire; gli adolescenti che sembrano sempre più disorientati e fragili al punto da divenire facile preda di devianze, che diventano bullismo se non proprio violenza cieca, come ci narrano le cronache di questi giorni; il costo delle case che rischia di svuotare il centro storico dei suoi abitanti per renderlo solo luogo di svago, facendo perdere i tratti vitali della sua storia; le solitudini nascoste di tanti anziani e di tante famiglie ferite. Guardando ai nostri ragazzi, permettete che rivolga ai genitori un accorato invito a riappropriarsi del proprio compito educativo, senza abdicare alle proprie responsabilità, vigilando con intelligenza e amorevolezza perché i figli non siano schiavi dalla più tenera età dell’uso scriteriato dei social. E accanto a loro ci dobbiamo essere tutti, dalla Chiesa alle istituzioni civili, dalla scuola alle associazioni culturali e sportive. Tutti dobbiamo investire di più nell’accompagnare le nuove generazioni. La Civitas Mariae sarà davvero se stessa quando nessuno, a qui a Monopoli, come in ogni altra parte della diocesi, si sentirà abbandonato, inutile o emarginato. Allontaniamo tutto ciò che ci divide, andiamoci incontro superando le diffidenze e le sfiducie. Vinciamo il male con il bene! (cfr. Rom 12,21). Lo chiedo a tutti, nelle comunità cristiane e nei luoghi dell’impegno civico, nelle famiglie e nelle nostre strade, dove si intessono le relazioni quotidiane: amiamoci gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiamo nello stimarci a vicenda (cfr. Rom 12,10); “gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (Rom 13,12).
Viviamo allora questi giorni di festa con gioia piena: le luci, la musica, la processione, il mare. Ma portiamo a casa qualcosa di più, dopo aver vissuto le esteriorità della festa: portiamo uno sguardo nuovo sulla nostra città e sui nostri fratelli. La Madonna richiamata nella nostra Icona non indica se stessa: indica il Bambino che porta tra le braccia. Chi guarda Lui, impara a guardare ogni uomo, ogni donna come un fratello e una sorella; impara soprattutto a fare passi decisi nella rivoluzione più vera che è quella dell’amore. Non le armi che uccidono o le strategie dei campi di battaglia ma occhi che si incontrano e braccia che si stringono in un abbraccio fraterno danno un futuro di speranza all’umanità. Sono questi i fondamenti della civiltà dell’amore, a cui ci sta orientando insistentemente papa Leone con il suo magistero sociale.
La Madonna della Madia custodisca le nostre famiglie, i nostri anziani, i nostri giovani, i nostri ragazzi, chi lavora e chi cerca lavoro, chi parte e chi approda nella nostra Città per qualsiasi motivo. E benedica Monopoli, perché come Civitas Mariae diventi ogni giorno di più città della fraternità e della speranza grazie a tutti coloro che, con la loro apertura al bene comune, hanno fatto del proprio cuore la vera civitas Mariae.
Santa Maria della Madia, città santa dove ha posto la sua dimora il Dio dell’amore, prega per noi!

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